• Andrea Zotti

La centralità delle persone tra logica evolutiva impresa e new normal

La logica evolutiva dell’impresa è determinata da decisioni di governo in grado di rispecchiare le aspettative delle diverse categorie di interlocutori sociali, denominati stakeholder; questa categoria non si estende ai soli possessori di una quota di capitale, ma anche a coloro che possono o influire sulla gestione aziendale oppure essere destinatari immediati o mediati degli atti di impresa.


Le organizzazioni, dunque, dovrebbero massimizzare il valore, per i clienti, per i dipendenti e per la comunità in generale, al contrario dei soli azionisti, risulta evidente come sia essenziale questa visione per il successo nel lungo termine e per la salute di qualsiasi azienda, la si potrebbe, quindi, definire una scelta sensata ed etica, quando lo scopo dell’impresa non si esaurisce nel profitto, ma vada ben oltre, tenendo conto di questi riferimenti etici e sociali.


L’approccio degli stakeholder afferma di essere fondato sull’idea di un’intrinseca, stretta e sinergica connessione tra etica e business.

Che valenza hanno elementi come il purpose, il valore condiviso, la corporate social responsability, la centralità delle persone e altri nobili obiettivi per guidare la trasformazione organizzativa nell’era del lavoro a distanza? Secondo Polverari la chiave per affrontare il new normal non va cercata di conseguenza nel contrapporre permanenza a cambiamento (dei modelli organizzativi d’impresa), ma comprendendo entrambi gli elementi per sviluppare una leadership più profonda e un mindset che metta i manager in condizione di affrontare qualsiasi sfida organizzativa. Aggiunge inoltre, come troppo spesso i manager entrino direttamente nel merito di questioni aziendali, dimenticando che i componenti dei loro gruppi hanno sentimenti, emozioni, necessità e prospettive personali che non possono essere trascurate.


Contestualmente alla trasformazione digitale, ripensamento dei processi critici, riorganizzazione del lavoro e degli spazi operativi, ma anche sostenibilità e inclusione, in questa fase della ripartenza, sono alcune delle sfide a cui son chiamate le aziende, tutto ciò rappresenta un passo in avanti che spesso e volentieri non sono in grado di affrontare da sole. Le imprese stanno imparando a riconoscere che insieme alla portata di competenze esclusive, abilità specifiche e inclinazioni personali, ogni collaboratore è prima di tutto l’insieme di un sistema complesso di sensibilità e bisogni. Aspetti che superano il contesto professionale e dell’engagement personale estendendosi fino alla sfera familiare.


La pandemia è stato uno stress test per molte imprese italiane, in particolare per quelle piccole e più giovani. Le realtà più strutturate e soprattutto i top manager più visionari, reattivi e competenti hanno agito con velocità prima nel gestire la crisi e subito dopo ripensando i modelli operativi per rimanere più competitivi e avviare importanti processi di trasformazione anticipando in questo modo la ripresa.


Ripartire dalla consapevolezza che la centralità delle persone potrebbe cambiare il modo di vivere, il modello sociale ed economico, ci induce a guidare verso la consapevolezza che lo status quo che stiamo abbandonando forse non era così adattivo.

Non torneremo alla normalità proprio perché era problematica e insostenibile.
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